CVP, ogni quanto e perché si sostituisce

2021-12-31 16:07:28 By : Mr. Jie Miao

Pubblicato il 13.08.20 di Ivan Loddo Aggiornato il 24.08.20

Uno dei temi più dibattuti nelle scienze infermieristiche è rappresentato dalla valutazione dell’intervallo di tempo di sostituzione dei cateteri venosi periferici. Per tutti i casi in cui un ambito scientifico è messo in discussione sarà l’impatto degli studi scientifici più aggiornati e la forza delle raccomandazioni a dettare legge.

Posizionamento di catetere venoso periferico

I cateteri venosi periferici (CVP) rappresentano device ampiamente utilizzati in ambito sanitario con lo scopo di raccordare la superficie cutanea ad un vaso venoso periferico. I CVP sono considerati gli accessi vascolari maggiormente utilizzati nella pratica clinica al fine di consentire la somministrazione di farmaci, liquidi ed emoderivati nel circolo sanguigno. Realizzati in materiali biocompatibili, i cateteri venosi periferici mostrano delle differenze sostanziali a seconda della tipologia di impiego e dell’obiettivo clinico.

Fra i dispositivi più comunemente utilizzati si possono individuare:

La selezione del corretto CVP da inserire deve focalizzarsi su alcuni aspetti cardine, quali:

La scelta deve perseguire obiettivi specifici e generali, quali:

Le misure del diametro esterno dei CVP sono espresse in “french” (Fr) o Charrière (Ch), 1 Fr – Ch = 0,33 mm, mentre il diametro interno è indicato in gauge (G), maggiori sono i G minore sarà la dimensione. La lunghezza è sempre espressa in centimetri (cm).

I calibri dei CVP sono identificati da codici colore standard:

Il calibro del CVP deve essere sempre compatibile con le dimensioni del vaso da incannulare, sufficiente a garantire il corretto flusso sanguigno. Le cannule più grosse sono associate a maggiori complicanze, soprattutto di tipo infettivo.

Questa motivazione risiede nel fatto che il trauma in corso di posizionamento è superiore rispetto a quello generato dai device più piccoli, che consentono un maggiore flusso ematico nel torrente vascolare, rendendo le soluzioni infuse maggiormente diluite, riducendo l’azione lesiva di alcune terapie, soprattutto quelle a carattere iperosmolare.

Il posizionamento dei cateteri venosi periferici rappresenta una delle procedure infermieristiche maggiormente applicate, sia a livello ospedaliero che in ambito di medicina territoriale. La predisposizione di un accesso venoso risulta difatti parte integrante dei protocolli per il ricovero dei pazienti nelle unità operative ospedaliere e, a fini preventivi, anche in quelle situazioni per le quali non appare tecnicamente indispensabile.

L’incannulamento venoso è associato ad una serie di complicanze quali: blocco, flebite, infezioni, infiltrazione e stravaso, elementi assolutamente sfavorevoli per la qualità di vita del paziente oltre che economicamente sconvenienti per le amministrazioni.

Uno dei temi più dibattuti nelle scienze infermieristiche è rappresentato dalla valutazione dell’intervallo di tempo di sostituzione dei cateteri venosi periferici. Per tutti i casi in cui un ambito scientifico è messo in discussione sarà l’impatto degli studi scientifici più aggiornati e la forza delle raccomandazioni a dettare legge.

Allo stato attuale l’80% delle strutture sanitarie italiane adotta protocolli assistenziali che consentono la sostituzione dei cateteri venosi periferici ogni 72-96 ore, quasi in linea con quanto affermato dalle linee guida Centers for Disease Control and Prevention (CDC) che raccomandano di non sostituire i CVP prima di 72-96 ore (a meno di complicanze), ma che non citano con precisione i tempi tecnici di sostituzione.

Lo studio scientifico aggiornato pubblicato nel 2019 da J. Webster e colleghi “Clinically-indicated replacement versus routine replacement of peripheral venous catheters” e contenuto nel Cochrane Database, in accordo con tante altre pubblicazioni scientifiche precedenti, sancisce che non esistono prove di efficacia a supporto delle tesi che prendono in considerazione la sostituzione dei CVP nell’arco temporale 72-96 ore.

Sempre secondo lo studio di Webster, le organizzazioni possono considerare politiche aziendali che prevedano il cambio dei device solo quando clinicamente indicato e quindi senza intervalli di tempo prefissati, procedendo alla sostituzione solo in caso di complicanze accertate.

Il cambio dei cateteri periferici effettuato secondo le istruzioni dettate dallo studio consentirebbe una significativa riduzione dei costi e risparmierebbe al paziente il dolore dato da inutili riposizionamenti.

La revisione raccomanda inoltre l’ispezione del sito di inserzione dei CVP ad ogni cambio turno al fine di evitare eventi avversi che pregiudicherebbero la qualità del percorso clinico dell’utente.

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